Progetti in corso: Svelare la ‘vita profonda’ di Pozzo d’Antullo

UNVEILING DEEP LIFE IN THE D’ANTULLO POTHOLE

Pozzo d’Antullo ripreso dal fondo con obiettivo grandangolo (foto di Giancarlo Spaziani)

Pozzo d’Antullo è un fenomeno carsico presso Collepardo (Frosinone, Lazio), 13°22’06’’ long E, 41°46’12’’ lat N, 660 m slm. La dolina di crollo ha un diametro di circa 120 m e una profondità di 65 m, con pareti verticali e una fitta vegetazione di alberi e cespugli al suo interno. La peculiare struttura e la storia geologica del sito stimolano l’interesse per la sua biodiversità.

Pozzo d’Antullo: storia delle esplorazioni e delle visite

SCOPO DELLA RICERCA

Sebbene il Pozzo d’Antullo sia molto conosciuto, la nostra ricerca sarà la prima che si occuperà della storia naturale della dolina di crollo. Il pozzo è stato esplorato per la prima volta da naturalisti italiani nel 1800; poi, tra gli altri, dallo speleologo francese Alfred E. Martel nel 1903 e dal CSR nel 1928. La nostra ricerca si occuperà principalmente della diversità microbica, della flora e della fauna del sito. Scopo di questo studio è anche di condurre una analisi palinologica dei sedimenti del suolo. Le variazioni climatiche stagionali dell’habitat saranno indagate posizionando dei dataloggers sia all’interno che esternamente. Le indagini saranno condotte da speleologi e ricercatori del CSR con esperienza nel campo, alcuni dei quali affiliati a università locali (Roma, Viterbo). La diversità floristica sarà studiata attraverso metodi di indagine standardizzati diretti e indiretti, realizzando un erbario delle varie specie.

La diversità animale sarà indagata attraverso varie tecniche di campionamento (trappole a caduta, trappole Malaise, foto-trappole e campionamenti a vista). Sarà prestata attenzione nel localizzare e campionare i film microbici sulle rocce. Verranno svolte esplorazioni speleologiche e raccolte dei rifiuti. I risultati dei nostri studi saranno divulgati tra la comunità  locale.  I finanziamenti saranno usati sia per l’acquisto dell’equipaggiamento necessario per la progressione verticale, lungo le pareti e le chiome degli alberi, l’esplorazione di eventuali diramazioni al momento non conosciute, sia per l’acquisto degli strumenti tecnici e per lo svolgimento di analisi necessarie al raggiungimento degli obiettivi della ricerca.

Pozzo d’Antullo ripreso dal drone(foto di Guido Baroncini Turricchia)

PRINCIPALI OBIETTIVI

I principali obiettivi di questo studio possono essere così sintetizzati:
Obiettivo 1, a breve termine. Sviluppo di un database sui documenti bibliografici, cartografici, fotografici e altri riferimenti archivistici relativi allo studio del sito e delle aree adiacenti, con un focus sull’ambiente e sugli studi etnoantropologici e esplorativi. La valutazione del successo sarà data dalla totalità delle voci elencate nel database depositato nella biblioteca del CSR e reso accessibile al pubblico.

Obiettivo 2, a lungo termine. Valutazione e monitoraggio della biodiversità del Pozzo d’Antullo attraverso campionamenti diretti e indiretti. Registrazione con dataloggers dei parametri dell’habitat. La misurazione del successo sarà data dal numero dei record raccolti tramite campionamento, lo sviluppo di un database dei taxa della flora e della fauna rilevati nell’area di studio, e delle loro peculiari caratteristiche.

Obiettivo 3, a lungo termine. Analisi ed elaborazione dei dati raccolti con particolare attenzione alle proprietà dell’habitat fotico sotterraneo e del corrispettivo ecosistema. La valutazione del successo consiste nella presentazione di articoli a periodici scientifici peer reviewed di carattere internazionale (nei quali il ruolo dei principali sponsor sarà riconosciuto).

Obiettivo 4, a lungo termine. Organizzazione di eventi culturali in vista dell’International Year of Caves and Karst 2021. Il successo sarà determinato dal numero delle iniziative organizzate e dal numero di partecipanti.

A sinistra, discesa di Pozzo d’Antullo 21 may 1928 (Archivio CSR); a destra, discesa 30 marzo 2014 (foto di Maurizio Monteleone)

Il pozzo d’Antullo ha una profondità di 65 m e una circonferenza di oltre 300 m. Per poter studiare il geosito è necessario un controllo degli armi esistenti e la preparazione di nuovi itinerari per la discesa, possibilmente con l’utilizzo di attrezzature rimovibili per evitare un eccessivo danneggiamento delle rocce. Verranno utilizzate gli equipaggiamenti standard utilizzati nella discesa, nel tree climbing e nell’arrampicata. Infatti, ricerche saranno condotte sulla canopea e sulle pareti del pozzo. Oltre allo svolgimento dei campionamenti di tipo scientifico desideriamo montare un paranco per rimuovere i rifiuti contribuendo alla pulizia di questo eccezionale geosito.

Il nostro progetto sarà pubblicamente annunciato nel contesto dell’iniziativa International Year of Caves and Karst 2021. Il progetto si svilupperà in quattro fasi in 18-24 mesi a partire dall’ottenimento dei finanziamenti:

  1. Raccolta delle risorse bibliografiche (3 mesi); il materiale sarà visibile sul sito web del CSR.
  2. Scelta dei luoghi di campionamento (2 settimane); installazione e collaudo delle stazioni climatiche (1 settimana); campionamento stagionale in situ di flora, fauna e carotaggio palinologico; riprese video e foto (18-24 mesi);
  3. Sviluppo di un database di specie animali e vegetali; descrizioni palinologiche; caratterizzazione dei film microbici, elaborazione dei risultati (6 mesi)
  4. Divulgazione dei risultati, coinvolgimento pubblico nelle iniziative intraprese (ultimi 2 mesi).

Pozzo d’Antullo ripreso dal fondo (foto di Giancarlo Spaziani)

Progetto in collaborazione con l’associazione Sylvatica, presentato a Petzl Foundation, 3 aprile 2021.
Durante il progetto possono aderire, con patrocinio o collaborazione economica, i soggetti con i quali sono in corso trattative: amministrazione della Regione Lazio; LAZIOcrea S.p.A .; XII Comunità Montana dei Monti Ernici; GAL (Gruppo d’Azione Locale); Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Tor Vergata; Dipartimento di Biologia Ambientale, Sapienza Università di Roma; Dipartimento per l’Innovazione nei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF), Università della Tuscia.

Capoprogetto: M. Elisabetta Aloisi Masella
Comitato scientifico: Valerio Sbordoni, Marzio Zapparoli, M. Elisabetta Aloisi Masella, Stefano Gambari, Matteo Parente, Guido Baroncini Turricchia

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