{"id":4559,"date":"2021-02-07T17:18:16","date_gmt":"2021-02-07T16:18:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/?page_id=4559"},"modified":"2021-02-07T17:27:17","modified_gmt":"2021-02-07T16:27:17","slug":"la-banda-di-pesce-cieco","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/la-banda-di-pesce-cieco","title":{"rendered":"La banda di pesce cieco"},"content":{"rendered":"\n<h4>di Andrea Gobetti<\/h4>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>Una spedizione speleologica italiana nel cuore inesplorato della selva messicana, tra neri abissi e un immenso reticolo di fiumi sotterranei. \u201cAvanzare col\u00e0 \u00e8 il trionfo della bestia sull&#8217;uomo. Guadiamo torrenti, ci inerpichiamo per orribili dighe di tronchi, arbusti e fango trascinati e ammucchiati dalle piene, arrampichiamo appesi alle liane per risalire brevi cascate\u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Da una parte noi sei. Dall\u2019al\u00adtra, Baffo di Rame. In mez\u00adzo, la sua scrivania. Ci tira sopra un pacchetto di foto, a colori. Ci pieghiamo sul pia\u00adno della scrivania, sembrano foto di buche da golf, tra l\u2019er\u00adba verde, inquadrate dall\u2019al\u00adto. Guardiamo meglio: un tappeto verde e un buco ne\u00adro, altro non c\u2019\u00e8. Qualcuno tra noi \u00e8 arrivato da lontano per rispondere alla chiamata di Baffo di Rame. Un con\u00adtrollo meticoloso ci rivela che sono cinque diversi buchi neri sul medesimo tappeto verde. \u201cE allora?\u201d domanda Pinzi\u00admonio. \u201cTi sei messo a foto\u00adgrafare buche di biliardo?\u201d. \u201cBene!\u201d, sogghigna Baffo di Rame, \u201c\u00e8 cos\u00ec che vi voglio: ignoranti, tanto ignoranti da non aver mai paura\u201d. C\u00f9c\u00f9lo ora si insospettisce: \u201cMo\u2019 ci spieghi, ci spieghi che son \u2019ste foto\u201d.<br>Baffo di Rame non ha pro\u00adblemi: \u201cSono dove andremo tra sei mesi, banda di sban\u00addati. Sono foto scattate da un aereo, il verde non \u00e8 erbet\u00adta, sono alberi alti cinquan\u00adta metri\u201d. Lilliput \u00e8 un genio dell\u2019equi\u00advalenza: \u201cMa allora&#8230; se quelli sono alberi alti cinquan\u00adta metri, quei buchi sono&#8230;\u201d. \u201cSono sotani, sono pozzi nel\u00adla giungla con un diametro tra i duecento e i trecento me\u00adtri\u201d, precisa Baffo di Rame. Ci pieghiamo sulle fotografie come le sbarre di un passag\u00adgio a livello all\u2019irrompere del\u00adl\u2019ultimo treno per Juma, ci morsichiamo l\u2019un l\u2019altro le di\u00adta per conquistare la lente d\u2019ingrandimento messa in pa\u00adlio da Baffo di Rame. Anche con la lente il fondo di quei pozzi non si vedeva, per\u00adduto nella profonda oscurit\u00e0 in cinque casi su sei. Nel se\u00adsto s\u00ec. Si trattava di uno dei sotani pi\u00f9 grandi, era largo pi\u00f9 di trecento metri e in fon\u00addo ospitava una verde, im\u00adprobabile foresta sprofonda\u00adta, pure attraversata dalla traccia di un fiume. E un let\u00adto di fiume si vedeva ancora uscire dalla terra a poco pi\u00f9 di un chilometro dalla bocca del sotano, una traccia che si poteva seguire sino alle spon\u00adde di un lago assai grande. Nell\u2019angolo basso a destra di ogni fotografia era scritto in piccolo: \u00abSelva del Mercadito, Oaxaca, Mexico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"591\" height=\"394\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-91\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio.jpg 591w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio-224x150.jpg 224w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/occhio-150x100.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br>La prima reazione natural\u00admente fu di fuggire, mesco\u00adlarsi con diligenti universita\u00adri che l\u00ec vicino allignavano a frotte, nascondersi in un ces\u00adso, in un cinema. \u201cOhmmammamia!\u201d, giacul\u00f2 Bamb\u00e0ra, \u201cnon ho mai vi\u00adsto niente del genere&#8230;\u201d. \u201cLa vedrai!\u201d, tuon\u00f2 Baffo di Ra\u00adme. \u201cLe porte sono barrica\u00adte dall\u2019esterno. Siete tutti vo\u00adlontari\u201d.<br>\u201cViva la democrazia! Viva il Circolo romano di Speleo\u00adlogia!\u201d.<br>Da un cassetto della scrivania di Baffo di Rame, illustre zoologo, uscirono sette bic\u00adchieri e una pinta di alcol per lupi. Brindammo.<br>Quando la pinta di torcibudel\u00adla e un\u2019altra sua sorella si fu\u00adrono asciugate, Baffo di Ra\u00adme organizz\u00f2 la spedizione. \u201cCi vediamo il trenta novem\u00adbre all\u2019hotel Bonanpak in Tuxla Gutierrez &#8211; Chiapas. Andate in grotta da abba\u00adstanza tempo per sapere quel che ci vuole per esplorare mo\u00adstri del genere. Portatevelo dietro, quindi. Ora io vado a terminare il mio tredicesimo volume sulla disinvolta etolo\u00adgia del <em>Neobisium Barrierii<\/em>, pseudo-scorpione dalle pecu\u00adliari capacit\u00e0 di adattamen\u00adto\u201d. Ci\u00f2 detto, ci licenzi\u00f2. Segu\u00ec un periodo di metico\u00adlosa preparazione. Ogni tipo di materiale: corde, canotti, amache, zanzariere, fornelli\u00adni, generi di prima sopravvi\u00advenza, fu pesato, selezionato, inventato. I pacchetti di siga\u00adrette e l\u2019alcol ridotti in vista delle feste che sempre prece\u00addono una buona partenza. Imparammo tutto quello che Tex Willer e compagni sape\u00advano dire in spagnolo. Tutti, dal tabaccaio di fiducia alla mamma dell\u2019esploratore, era\u00adno d\u2019accordo su un punto: at\u00adtenti ai serpenti! Il Messico appartiene a quel\u00adle regioni del mondo il cui possesso l\u2019uomo deve sparti\u00adre col signore del veleno. Stu\u00addiammo a fondo le abitudini mattiniere e notturne di cro\u00adtali, coralli e settepassi.<br>Di brutte bestie pareva fosse gremita la nostra meta, il peg\u00adgiore per\u00f2 era un sauro, chia\u00admato Eloderma: a differenza dei serpenti, sempre travesti\u00adti da radici e ramoscelli, l\u2019E\u00adloderma \u00e8 grasso, corazzato come un sasso addormenta\u00adto al sole. Se per\u00f2 gli metti una mano sopra ti morde, se ti morde non ti molla pi\u00f9, ti pompa dentro tanto veleno, e tu urli finch\u00e9 non viene la morte a toglierti di l\u00ec. Finalmente venne l\u2019autunno, gran stagione per partire. Coperti d\u2019attrezzatura perso\u00adnale e collettiva quanta non se l\u2019\u00e8 mai caricata in schiena neppure il dottore Livingstone, suppongo, sbarchiamo a Citt\u00e0 del Messico, facili pre\u00adde d\u2019ogni locale taxista abu\u00adsivo, e seguitiamo la nostra disavventurosa strada nella civilt\u00e0 sempre gridando che non siamo <em>gringos<\/em>, ma italia\u00adni, che non parliamo inglese, che non sfruttiamo il Centro America, che abbiamo battu\u00adto i tedeschi 4 a 3 allo stadio Azteca.<br>Solo Pinzimonio, vecchio re\u00adsiduato d\u2019india, se la godet\u00adte fino alle lacrime un\u2019altra prima notte ancora su una sferragliante corriera dei tro\u00adpici, rivedendo oltre i vetri Canopo, la Croce, le stelle del Sud abbandonate tanti anni prima sopra la torrida pianu\u00adra del Punjab. Si addormen\u00adt\u00f2 visitato dai ricordi, mentre la strada dall\u2019altipiano spro\u00adfondava nelle gole del Guerrero e l\u2019afa notturna lo culla\u00adva: \u00abSei scappato all\u2019inverno, sei scappato all\u2019inferno\u00bb. &#8230;Alla fine Baffo di Rame, blue-jeans, baffi non da rivoluzionario, bens\u00ec da esplora\u00adtore inglese \u00ab<em>fin de si\u00e8cle<\/em>\u00bb, giacca di lino e retino da far\u00adfalle apparve nella hall dell\u2019hotel Bonanpak a Tuxla Gu\u00adtierrez &#8211; Chiapas. Aveva af\u00adfittato un pullmino Volkswa\u00adgen e placato i camerieri che desideravano cacciar fuori il branco dei suoi menestrelli. \u201cBene, stasera ci ubriachia\u00admo e domani si va!\u201d.<br>Lo applaudimmo fino alle lacrime.<br>Cercando ora, per un attimo, di essere serio nella narrazio\u00adne delle vicende che ci porta\u00adrono ad essere la Banda di Pesce Cieco, vi riveler\u00f2 che, giunti nelle selve che furono il cuore della civilt\u00e0 maya, ci addentrammo in esse sino al lago di Malpaso, bacino a ar\u00adtificiale che abbevera d\u2019ener\u00adgia l\u2019estremo Sud messicano. Una sensazione subito mor\u00adde l\u2019anima di chi gioca all\u2019e\u00adsploratore in queste regioni, chiamate remote quando il romanticismo era giovane, e si moriva quindi di malaria e di tisi ma non di crepamon\u00addo galoppante. Ora qui si brucia la foresta e si pompa il petrolio, si bru\u00adcia la foresta e si estrae l\u2019u\u00adranio, si brucia la foresta e si piantano le banane, si brucia guardando foto aeree come le nostre in stanze piene di fu\u00admo dove grasse dita, visi pal\u00adlidi e bocche insaziabili dico\u00adno \u201cqui, quo e, qua portere\u00admo il progresso da l\u00ec a l\u00e0\u201d. E tu, l\u2019esploratore, ti senti uti\u00adle come una crocerossina in ispezione a Mauthausen, mentre percorri i miti con\u00addannati, luoghi chiamati Lacandona, Marqu\u00e8s de Comillaz, Laguna de Miramar, ormai catturati nella ragnatela topografica di strade che van\u00adno componendosi tra nomi di pi\u00f9 moderno sognare, o rim\u00adpiangere. Libert\u00e0d, Carranza, Soled\u00e0d, Pancho Villa, Obreg\u00f3n, Revoluci\u00f3n; tutti insieme ad assediare il corpo verdeggiante della selva, pe\u00adnultima tappa di un viaggio al suo cuore inesplorato; i ne\u00adri abissi, i fiumi sotterranei, dove vive Pesce Cieco.<br>In due giorni di viaggio arri\u00adviamo ai contorni della fore\u00adsta, alla colonia Aguablanca, sulla riva del lago pi\u00f9 lonta\u00adna dalla diga di Malpaso, nel\u00adl\u2019ansa dove si immette il sel\u00advaggio rio Engagonado. Ab\u00adbiamo affittato una barca e \u00abguida\u00bb e il suo fucile. Da ve\u00adri trogloditi ci accampiamo all\u2019asciutto, in una grotta che penetra nella sponda roccio\u00adsa del lago per un centinaio di metri, si dice che la stagio\u00adne delle grandi piogge sia fi\u00adnita da un pezzo, comunque pare piova lo stesso un gior\u00adno s\u00ec e l\u2019altro pure. La caver\u00adna ci protegge anche dalle gri\u00adda diurne e notturne, volan\u00adti, striscianti e rampicanti del\u00adla selva. Grida che spaventa\u00adno, che si infilano sino al mondo dei sogni. Eppure sia\u00admo gli eroi della Pattuglia dei Paguri, il braccio-e-machete dell\u2019evoluzionismo, quelli che sul casco portano scritto: \u00abEvolversi o perire\u00bb, il servi\u00adzio d\u2019ordine del darwinismo quando si manifesta contro la creazione invocando un\u2019im\u00adplacabile e casuale selezione naturale. Siamo in nove: Baf\u00adfo di Rame, dottor Oz, Hu\u00adgo Manzanilla, sommi natu\u00adralisti, loro gi\u00e0 conoscono Malpaso e il Mercadito per averne esplorato anni fa alcu\u00adne grotte, raccogliendo esem\u00adplari di specie animali scono\u00adsciute, e noi sei invece igno\u00adranti: Lilliput, la Bestia, Bamb\u00e0ra, C\u00f9c\u00f9lo, Pinzimo\u00adnio e Ghiribizzo. Noi siamo speleologi che discendono dal\u00adl\u2019alpinismo, non dalla scim\u00admia arborea, come gli illumi\u00adnati pensatori che ci guidano. A noi spaventano (da matti) le migali, grandi e piccine, gli inoffensivi granchiacci <em>Amblipigius bruttissimus<\/em> e i sim\u00adpatici vampiri, gli scorpioni, i serpentelli, i ragni di plasti\u00adca che Baffo di Rame ci met\u00adte nel sacco a pelo, quando dormiamo, l\u2019archibugio di Jos\u00e9, legato col fil di ferro. La malaria, il giaguaro, l\u2019oncocercosi, i crotali che cado\u00adno nei pozzi e non sanno pi\u00f9 come venirne fuori, l\u2019ospeda\u00adle pi\u00f9 vicino che \u00e8 sempre troppo lontano, ma mai lon\u00adtano quanto la casa di mia mamma, conclude il nostro proclama, letto ad alta voce, quel mattino del 10 dicembre, partiti a risalire la traccia del misterioso fiume; unica via, stretta tra le verdi muraglie della selva, tra il lago e la spe\u00adranza di grotte lontane. Avanzare col\u00e0 \u00e8 il trionfo del\u00adla bestia sull\u2019uomo: guadia\u00admo correnti, attraversiamo a nuoto pozze profonde, ci inerpichiamo per orribili di\u00adghe di tronchi, arbusti e fan\u00adgo trascinati e ammucchiati dalle piene, arrampichiamo appesi alle liane per risalire brevi cascate. L\u2019ultimo bran\u00addello d\u2019umanit\u00e0, la paura del serpente travestito d\u2019appiglio, svanisce in un gorgo di scivo\u00adlare, inciampare, cadere; ol\u00adtre c\u2019\u00e8 solo pi\u00f9 Yanez de Gomera che cerca, di fronte ad ogni nuovo ostacolo, l\u2019enne\u00adsima sigaretta massacrata nel taschino della camicia.<br>Dopo otto ore di combatti\u00admento, intossicati dal tabac\u00adco (si fuma troppo nella giun\u00adgla, ricorda troppi film), ve\u00addiamo squarciarsi il vicino orizzonte di piante ed appa\u00adrire una radura, una casa, sei mucche, tre tacchini, dieci bimbi la cui sorella maggio\u00adre ci mostra orgogliosa libri e quaderni e quindi la como\u00adda mulattiera che in un\u2019ora ci riporta, sul far della sera, al nostro campo di Aguablanca. \u201cCredevo fosse la guida&#8230;\u201d, dice C\u00f9c\u00f9lo al dottor Oz, in\u00addicando Jos\u00e9, sempre lumi\u00adnoso di sorrisi dai denti alle pupille. \u201cSst&#8230; siamo pensa\u00adtori sperimentalisti noi, mica credenti\u201d. Cielo di piombo e pioggia, al\u00adl\u2019indomani; partiamo lo stes\u00adso. \u201cTra un po\u2019 smette\u201d, profetizza guru Ghiribizzo, e Jos\u00e9 naturalmente ride, feli\u00adce. Quando sfiliamo davanti alla casa della bimba studio\u00adsa, ufficialmente chiamata colonia \u00abLa Lucha\u00bb, Jos\u00e9 raccatta finalmente un po\u2019 di informazioni, e, dopo qual\u00adche centinaio di metri, lascia\u00admo la mulattiera che prose\u00adgue sino alla sperduta colonia \u00abLa Esperancia\u00bb. Ricono\u00adsciamo in un affluente di de\u00adstra del rio principale il tor\u00adrente tanto desiderato sulle foto aeree e dopo avere co\u00adsteggiato un ultimo campo di banane lasciamo ogni traccia della civilt\u00e0. Piove, le pietre sulle sponde del rio sono vi\u00adscide come serpenti, scivolia\u00admo fuori e dentro l\u2019acqua. Siamo gi\u00e0 tutti bagnati fradici quando vediamo il torrente scaturire dalla terra alla base d\u2019una scalinata di enormi macigni muschiosi. In quel caos di pietre non ci sono n\u00e9 por\u00adte, n\u00e9 orifizi per il mondo sot\u00adterraneo, bisogner\u00e0 risalire la \u00abscalinata\u00bb fra le due pareti della selva. Questa rappresen\u00adta evidentemente la traccia disseccata del fiume che ora scorre invisibile sottoterra, la nostra speranza \u00e8 che il suo vecchio letto nasca da una grotta.<br>\u201cLo sapremo tra circa quat\u00adtro ore\u201d, rincuora Ghiribiz\u00adzo dopo aver consultato la preziosa fotografia aerea sot\u00adto la pioggia battente.<br>Ci guardiamo oltre le tese dei cappellacci grondanti piog\u00adgia, non si parla pi\u00f9, si sputa e si scivola, ci si appende a tutto, si calpestano le mani dell\u2019amico contratte sull\u2019ap\u00adpiglio pur di guadagnare un altro metro di pi\u00f9; Hugo Manzanilla osserva, deliziato dai nostri costumi etologici. Ringraziamo Jos\u00e9 quando al ventesimo ruzzolone decide finalmente di togliere le car\u00adtucce a pallettoni dal fucile. Si bagnano le ultime sigaret\u00adte, ridono le scimmie e i ta\u00admarindi, le foglie e i pi\u00f9 di\u00adsparati ricordi della vecchia Europa. Poi, ad un tratto, chi quel giorno prese il volo \u201cAZ Unduetr\u00e8\u201d tra Oaxaca e Tuxtla Gutierrez ci pass\u00f2 sopra la testa, sopra la foresta inesplo\u00adrata, sopra la pioggia che si mescolava al sudore scenden\u00addoci gi\u00f9 per il collo.<br>Allora scoppiamo a ridere, tutti come imbecilli, noi, la specie dominante del pianeta. Finisce la salita, il letto sec\u00adco del rio scorre ora sul fon\u00addo di un canyon ampio le cui pareti ci sovrastano di circa duecento metri, la valle \u00e8 pie\u00adna di scimmie e di pavoni ne\u00adri, la pioggia rallenta e si estingue mentre nel cielo l\u2019az\u00adzurro riesce a sforacchiare la tovaglia di piombo. Davanti a noi appare la parete che chiude la gola, ci sar\u00e0 ai suoi piedi la grotta oppure il po\u00adsto dove erigere una lapide a Baffo di Rame divorato dal\u00adla sua corte dei miracoli? C\u2019\u00e8 la grotta.<br>Un immenso portale da infer\u00adno divora il pavimento in for\u00adte discesa, le rocce sono co\u00adperte di fango secco e cos\u00ec an\u00adche i rami pi\u00f9 bassi degli al\u00adberi, segno che durante le grandi piene il fiume sotter\u00adraneo balza ancora fuori da questa porta. Ci buttiamo dentro alla Mucchio Selvag\u00adgio, tutti insieme, ululando, rubandoci l\u2019un l\u2019altro pile, candele, carburo e cerini. Dalla bocca di pietra esce un gran vento e nel vento c\u2019\u00e8 un ruggito che non puoi confon\u00addere, \u00e8 la voce del fiume sot\u00adterraneo. Attorno a noi si \u00e8 fatto buio, armeggiamo coi nostri mar\u00adchingegni da speleo, Jos\u00e9 stringe sempre fucile e ma\u00adchete, esplora la sabbia in cer\u00adca di orme, sorride al buio e ai mostri venuti dall\u2019Europa. Non ci sono bivi e labirinti quaggi\u00f9. Ad affondare nella terra \u00e8 una galleria enorme, le pareti intarsiate di vasche pietrificate; il pavimento \u00e8 una spiaggia che va copren\u00addosi d\u2019impronte dirette ver\u00adso il rombo delle rapide sot\u00adterranee.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-1024x672.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4560\" width=\"578\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-1024x672.jpg 1024w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-768x504.jpg 768w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-1536x1008.jpg 1536w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-2048x1344.jpg 2048w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-533x350.jpg 533w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/vasche-150x98.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ci fermiamo appollaiati so\u00adpra una ripida discesa di roc\u00adce e fango. Scopriamo di aver pensato bene di dimenticare il pesante sacco delle corde ad Aguablanca, ci malediciamo mentre fasci di fredda luce elettrica scoprono la bianca schiuma della corrente vorti\u00adcare cinque o sei metri a pic\u00adco sotto di noi. Il fiume del\u00adla notte giunge dall\u2019ignoto di fronte e ci sparisce sotto tra le fessure degli enormi bloc\u00adchi franati, sopra cui stiamo discutendo.<br>Fiumi sotterranei cos\u00ec grandi nessuno fra noi e pochissimi fra gli speleo d\u2019Europa ne hanno mai esplorati, ma la domanda \u00e8 classica: \u201cSi toc\u00adca?\u201d. \u201cMa! Prova tu\u201d. Ghiribizzo trova una via per scendere tra i blocchi fango\u00adsi sino al pelo dell\u2019acqua. \u201cCi saran mica&#8230; dei serpenti?\u201d. \u201cSar\u00e0 pieno, tra un gorgo e l\u2019altro\u201d, sibila Manzanilla, senza piet\u00e0.<br>Bamb\u00e0ra e Pinzimonio si staccano dal gruppo, salendo e scendendo tra i macigni sot\u00adto cui sparisce il fiume, cer\u00adcano di raggiungere la spon\u00adda opposta.<br>Un urlo umano copre i rug\u00adgiti dell\u2019acqua.<br>\u201cL\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0! L\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0 !!!!!\u201d. \u201cChe c\u2019\u00e8?\u201d.<br>Ma i due altro suono non sanno pi\u00f9 articolare se non l\u2019inquietante \u201cL\u00e0l\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u00e0\u201d. L\u00e0 \u00e8 un foro di luce sospeso nel buio. L\u00e0 \u00e8 dove la galle\u00adria e il fiume provengono ma come fanno a venire dal mon\u00addo esterno?<br>\u201cVa a finire sotto il sotano\u201d, grida la Bestia, \u201csot\u00adto il gigantesco pozzo delle fotografie!\u201d.<br>\u201cElementare Watson, ele\u00admentare\u201d, sorride Baffo di Rame.<br>Allora scopriamo immediata\u00admente che si tocca, che la cor\u00adrente non trascina via gli sventurati e l\u2019acqua, n\u00e9 cal\u00adda, n\u00e9 gelida, non arriva mai sopra la pancia.<br>C\u00f9c\u00f9lo grida, ha visto un ser\u00adpente nero e rosso che lo guarda male dalla riva, que\u00adsto si lascia classificare come \u00abinoffensivo\u00bb dai sommi zoologi e quindi fugge nel buio prima che Jos\u00e9 lo affet\u00adti a machetate.<br>Una spiaggia di pietre, un guado, un\u2019altra spiaggia, il buco di luce si fa pi\u00f9 grande, un altro guado ancora. \u201cAaarggh!\u201d, urla Lilliput, \u201cqualcosa mi ha toccato le cosce\u201d. Qualcosa dal tocco vellutato e sinistro, come le ali dei serpenti. \u201cFatti furbo, bipede sedicente superiore\u201d, sta rassicurandolo Baffo di Rame, quando la voce gli muore, gli cascano la mandi\u00adbola e gli occhi in acqua e ci finirebbe dentro tutto se non apparisse dal cielo nero il fan\u00adtasma di Linneo a sorregger\u00adlo con le spesse pergamene del \u00abPrimo catalogo degli animali del mondo\u00bb. Linneo, come il settimo cavalleggeri, compare soltanto nei mo\u00admenti estremi della zoologia; la scoperta di nuove specie animali: Baffo di Rame ha vi\u00adsto Pesce Cieco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-263\" width=\"548\" height=\"365\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS.jpg 399w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS-225x150.jpg 225w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Rhambx-copia_VS-150x100.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Noi scopriamo che si pu\u00f2 pe\u00adscare anche con un retino da farfalle. Pesce Cieco \u00e8 bianco, lun\u00adgo una spanna, sembra un pesce gatto cui i baffoni sia\u00adno cresciuti a dismisura, tra le branchie, la fronte \u00e8 liscia, gli occhi sono sprofondati sotto strati di pelle e si sono trasformati in organi sensori di cui noi ancora ignoriamo la natura. I pesci nelle grotte dispongo\u00adno di molto meno cibo di un <em>ranchero <\/em>texano e son so\u00adpravvissuti quelli che hanno buttato via lo spreco di vedere un mondo d\u2019acqua buia. Chiss\u00e0, quando un giorno au\u00admenter\u00e0 ancora il prezzo del carburo, se seguiremo la via di Pesce Cieco per continua\u00adre ad esplorare gli abissi? Ora, seduti sui sassi in riva al fiume, vediamo per la prima volta, con gli occhi della men\u00adte, la grandiosit\u00e0 del reticolo sotterraneo sepolto sotto la foresta del Mercadito: dev\u2019es\u00adsere immenso per avere per\u00admesso l\u2019evoluzione di Pesce Cieco. La sua antichit\u00e0 ci sfugge, essendo il tempo an\u00adcora meno familiare dello spazio all\u2019immaginazione di quelle scimmie che un paio d\u2019anni fa si sono alzate in pie\u00addi, hanno acceso il fuoco e si sono fatte la barba sul petto le braccia e le gambe, per non bruciare del tutto. Riprendiamo a risalire verso il portale illuminato, appaio\u00adno Granchio Cieco e Gambe\u00adro Cieco, e molti altri Pesce Cieco; non sono tutti uguali, alcuni hanno baffi pi\u00f9 corti, pelle pi\u00f9 scura, tracce di oc\u00adchi atrofizzati, occhietti pic\u00adcoli piccoli secondo una sca\u00adla perfetta di adattamento successivo alla vita nell\u2019am\u00adbiente sotterraneo, dove, co\u00adme in tutto il resto del mon\u00addo, pi\u00f9 uno ci sa fare e pi\u00f9 trova di che mangiare e con chi fare all\u2019amore.<br>Tanta visione biologica ralle\u00adgrava anche noi, l\u2019umana ra\u00adschiatura di un barile di san\u00adti e navigatori, mentre cam\u00adminavamo piano, tra le cor\u00adrenti del fiume e le isolette di ciottoli, guardando la porta luminosa disegnarsi sempre pi\u00f9 grande di fronte a noi. Oltre, la luce stava mutando, dal verde all\u2019argento. Qualche centinaio di passi e una luna piena, immensa, si sporse oltre l\u2019orlo del sotano bordato di giungla, bagn\u00f2 di luce bianca le sue pareti stra\u00adpiombanti, sino al fondo, si\u00adno ai nostri minuscoli, occhi scintillanti.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>Spedizioni Malpaso<\/em><\/p><p><em>Nell\u2019autunno 1981 il Circolo roma\u00adno di speleologia e l\u2019Istituto di zoo\u00adlogia dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, sot\u00adto l\u2019alto patronato dell\u2019Accademia dei Lincei, effettuarono una spedi\u00adzione speleologica nelle grotte del\u00adla foresta del Mercadito al confine degli stati messicani del Chiapas e dell\u2019Oaxaca. La spedizione aveva compiti biologici ed esplorativi ed era la quarta d\u2019una serie, giunta og\u00adgi al numero cinque, che sta trasfor\u00admando l\u2019inesplorato sottosuolo del\u00adla giungla in uno dei pi\u00f9 vasti com\u00adplessi di grotte e fiumi sotterranei del mondo. Ispiratore e capospedi\u00adzione di queste esplorazioni era ed \u00e8 il professor Valerio Sbordoni. Co\u00adme gi\u00e0 nel 1971, nel \u201975 e nel \u201977, erano con lui il professor Roberto Argano e il dottor Vincenzo Vome- ro. Alla prima esperienza speleolo\u00adgica tropicale scopriamo invece i professionisti degli abissi appenni\u00adnici: Stefano Gambari, Claudio Norza, Maurizio Monteleone, Tul\u00adlio Bernabei, nonch\u00e9 il sempre vo\u00adstro speleo a narratore.<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Gobetti Una spedizione speleologica italiana nel cuore inesplorato della selva messicana, tra neri abissi e un immenso reticolo di fiumi sotterranei. \u201cAvanzare col\u00e0 \u00e8 il trionfo della bestia sull&#8217;uomo. Guadiamo torrenti, ci inerpichiamo per orribili dighe di tronchi, arbusti e fango trascinati e ammucchiati dalle piene, arrampichiamo appesi\u2026 <a class=\"continue-reading-link\" href=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/la-banda-di-pesce-cieco\">Continue reading<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"spay_email":""},"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/P4fW4I-1bx","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4559"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4559"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4567,"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4559\/revisions\/4567"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}