{"id":4129,"date":"2021-01-25T11:52:42","date_gmt":"2021-01-25T10:52:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/?page_id=4129"},"modified":"2021-01-31T13:59:32","modified_gmt":"2021-01-31T12:59:32","slug":"fauna-cavernicola-dei-monti-lepini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/fauna-cavernicola-dei-monti-lepini","title":{"rendered":"Fauna cavernicola dei Monti Lepini"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Le prime ricerche biospeleologiche sui Monti Lepini furono condotte negli anni Cinquanta del 900 da <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Marcello Cerruti (opens in a new tab)\" href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/lassociazione\/racconti-e-ricordi\/ricordi-di-soci-1\/marcello-cerruti-1908-1978\/\" target=\"_blank\">Marcello Cerruti<\/a><\/strong> (1908-1978) e <strong><a href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/lassociazione\/racconti-e-ricordi\/ricordi-di-soci-1\/patrizi-saverio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Saverio Patrizi (opens in a new tab)\">Saverio Patrizi<\/a><\/strong> (1902-1957), iniziatori della biospeleologia nel Lazio, soci del Circolo Speleologico Romano. Negli anni successivi, altri membri del C.S.R. &nbsp;si occuparono della fauna delle grotte di questo comprensorio, tra cui <strong>Valerio Sbordoni<\/strong>, nonch\u00e9 <strong>Claudio Di Russo<\/strong>, <strong>Mauro Rampini<\/strong> e <strong>Leonardo Latella<\/strong>, i quali hanno recentemente pubblicato una sintesi sull\u2019argomento (vedi Per approfondire). Alla fine del \u2018900, particolare interesse hanno assunto le indagini sul <strong>sistema carsico del Monte Acquapuzza<\/strong>, nel comune di Bassiano, ai piedi del versante tirrenico dei Monti Lepini, dove si aprono una serie di grotte sulfuree popolate da una ricca e particolare fauna.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel complesso, la fauna cavernicola dei Monti Lepini \u00e8 ricca di elementi cavernicoli, <strong>troglofili <\/strong>e <strong>troglobi<\/strong>, molti dei quali <strong>endemici <\/strong>di quest\u2019area. Nel corso degli ultimi venticinque anni sono state condotte ricerche in una cinquantina di cavit\u00e0 naturali da cui provengono reperti relativi a circa 160 specie animali, pari al 40% di quelle conosciute per le grotte di tutto l\u2019Appennino centrale. Di queste, ventiquattro specie sono particolarmente adattate alla vita cavernicola e una decina sono endemiche del comprensorio. Si tratta di valori senz\u2019altro molto elevati, nell\u2019ambito dell\u2019Italia centrale, soprattutto se si considera l\u2019estensione relativamente ridotta dell\u2019area. Qui di seguito si riporta una breve rassegna delle specie pi\u00f9 interessanti dal punto di vista biogeografico,&nbsp; faunistico ed ecologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli elementi che presentano un buon adattamento alla vita cavernicola, per i Monti Lepini si pu\u00f2 citare il <strong>mollusco gasteropode<\/strong> eutroglofilo <em>Oxychilus draparnaudi <\/em>(Beck). Questo ocsichilide \u00e8 diffuso in tutto il Sud Europa ed \u00e8 frequente nelle grotte con un tasso di umidit\u00e0 elevato, cos\u00ec come negli ambienti boschivi nella lettiera o sotto i sassi. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra i <strong>ragni<\/strong>, delle varie famiglie presenti nelle grotte di questa area, si ricordano i linifidi, con la specie eutroglofila <em>Porrhoma convexum <\/em>(Westring), rinvenuta in numerose localit\u00e0 sia epigee che ipogee in tutta la penisola italiana ed in Europa, e i nesticidi, con <em>Kryptonesticus eremita <\/em>(Simon), eutroglofilo, presente in diverse grotte dei Monti Lepini, molto comune nelle cavit\u00e0 italiane e dell\u2019Europa mediterranea ad esclusione della Sardegna, e <em>Domitius sbordonii <\/em>(Brignoli), troglobio, endemico dei Monti Lepini, dove \u00e8 stato descritto su materiale raccolto in una cavit\u00e0 nel comune di Supino, la Grotta della Croce (il cui ingresso oggi non esiste pi\u00f9 essendo stato letteralmente asfaltato), successivamente osservato anche in altre cavit\u00e0 vicine nell&#8217;area di Santa Serena (Pian della Croce, Supino). Tra i tetragnatidi si citano <em>Meta menardi<\/em> (Latreille) e <em>Metellina merianae<\/em> (Scopoli), entrambi a distribuzione paleartica occidentale ed eutroglofili.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo agli <strong>pseudoscorpioni<\/strong>, sino a pochi anni fa erano note nelle cavit\u00e0 di questi monti solo due forme troglobie di neobisidi<em>, Neobisium patrizii patrizii <\/em>Beier, esclusiva del preappennino campano-laziale, e <em>N. p. romanum <\/em>Manhert, endemica dei Monti Lepini e nota di due sole cavit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Recentemente, grazie alle ricerche condotte nelle <strong>grotte sulfuree<\/strong> nel comune di Bassiano, nella <strong>Grotta di Fiume Coperto<\/strong> sono state individuate altre due specie troglobie, lo ctonide <em>Chthonius latellai <\/em>Gardini e un neobiside del genere <em>Neobisium<\/em>, sottogenere <em>Ommatoblothrus<\/em>, appartenente ad una specie inedita ancora in corso di studio.<\/p>\n\n\n\n<p>La fauna delle acque sotterranee dei Monti Lepini \u00e8 sicuramente molto meno conosciuta di quella terrestre. Degne di nota sono due specie stigobie di <strong>crostacei anfipodi<\/strong> del genere <em>Niphargus<\/em>, <em>N. patrizii <\/em>Ruffo e Vigna Taglianti, endemica del Preappennino Laziale, e <em>N. stefanellii <\/em>Ruffo e Vigna Taglianti, endemica italiana, nota di diverse localit\u00e0 dell\u2019Appennino centro-settentrionale che sui Monti Lepini \u00e8 presente nelle acque sulfuree della Grotta di Fiume Coperto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Niphargus-longicaudatus_VS.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption><em>Niphargus<\/em> sp. (Foto V. Sbordoni).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Altri crostacei sono rappresentati dall\u2019<strong>isopode triconiscide <\/strong><em>Trichoniscus callorii<\/em> Brian, ad oggi noto solo dell\u2019Ouso di Pozzo Comune (Carpineto Romano).<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i <strong>miriapodi <\/strong>si segnala il diplopode callipodide <em>Callipus foetidissimus<\/em> (Savi), probabilmente eutroglofilo, diffuso in Italia centro-meridionale, Sardegna e Corsica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda gli insetti, gli <strong>ortotteri<\/strong> cavernicoli sono rappresentati dal grillide <em>Grillomorpha dalmatina <\/em>(Ocskay), diffuso in molte cavit\u00e0 naturali ed artificiali dell\u2019area mediterranea, e dal rafidoforide <em>Dolichopoda geniculata <\/em>(A. Costa), presente in molte grotte dell\u2019Italia centro-meridionale. Si tratta in entrambi i casi di elementi <strong>eutroglofili<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>lepidotteri <\/strong>sono rappresentati da numerosi elementi eutroglofili che vanno a comporre la fauna parietale. Si ricordano, tra gli altri, i nottuidi <em>Apopestes spectrum<\/em> (Esper), <em>Scoliopteryx libatrix<\/em> (Linn\u00e9), <em>Pyrois effusa<\/em> (Boisduval), e il geometride <em>Triphosa dubitata<\/em> (Linn\u00e9).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3-584x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4154\" width=\"242\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3-584x1024.png 584w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3-171x300.png 171w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3-199x350.png 199w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3-85x150.png 85w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-3.png 620w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><figcaption> <br><em>Duvalius franzinorum<\/em>, holotypus: habitus in visione dorsale (da Vigna Taglianti e Magrini, 2008. Fragmenta entomologica, 40 (1): 9-81).  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ambito dei <strong>coleotteri<\/strong>, i carabidi trechini e i leiodidi colevini sono senza dubbio i taxa che, per numero di specie riscontrate e grado di adattamento alla vita negli ambienti sotterranei, sono maggiormente significativi. Tra i <strong>trechini <\/strong>si ricordano le cinque specie endemiche del genere <em>Duvalius<\/em>, <em>D. lepinensis <\/em>Cerruti, presente in molte cavit\u00e0 del comprensorio con due sottospecie, <em>D. l. lepinensis <\/em>Cerruti, nei Lepini centrali e orientali, e&nbsp; <em>D. l. ametistinus <\/em>Magrini e Bastianini, nella porzione centro-occidentale; <em>D. bastianinii <\/em>Magrini, presente in diverse grotte e nell\u2019ambiente endogeo; <em>D. cerrutii <\/em>Sbordoni e Di Domenico, nota esclusivamente del Pozzo l\u2019Arcaro, sul Monte Siserno, nel comune di Ceccano; <em>D. franziniorum <\/em>Vigna Taglianti e Magrini, raro in grotta ma presente nel suolo e nell\u2019ambiente sotterraneo superficiale in diverse localit\u00e0 dell\u2019area; <em>D. nardii <\/em>Vigna Taglianti e Magrini, nota delle grotte sulfuree del versante sud-occidentale, nel comune di Bassiano. I <strong>colevini<\/strong> sono invece rappresentati da specie del genere <em>Bathysciola<\/em>, come <em>B. sisernica <\/em>Cerruti e Patrizi, endemica del Pozzo l\u2019Arcaro, dove convive con <em>B. georgii <\/em>Cerruti e Patrizi, meno specializzata. Negli ambienti sotterranei del Monte Semprevisa si trovano altre due specie esclusive dello stesso genere, <em>B. delayi<\/em> Latella e Rampini e <em>B. vignai<\/em> Sbordoni e Rampini, quest\u2019ultima segnalata anche in una cavit\u00e0 dei Monti Ausoni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4173\" width=\"294\" height=\"608\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-4.png 491w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-4-145x300.png 145w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-4-169x350.png 169w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-4-73x150.png 73w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><figcaption><em>Bathysciola  delayi<\/em> Latella e Rampini <br>(da Latella e Rampini,  Fragmenta Entomologica, 26 (1): 141-150, disegno di Nicol\u00f2 Falchi)<br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1-586x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4146\" width=\"230\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1-586x1024.png 586w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1-172x300.png 172w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1-200x350.png 200w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1-86x150.png 86w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-1.png 616w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><figcaption> <br><em>Duvalius nardii<\/em>, holotypus: habitus in visione dorsale (da Vigna Taglianti e Magrini, 2008. Fragmenta entomologica, 40 (1): 9-81). <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sempre tra i coleotteri, nella Grotta del Fiume Coperto e nella adiacente Grotta della Cava (Bassiano) si segnala inoltre la presenza di uno <strong>stafilinide <\/strong>troglobio, lo pselafino <em>Tycobythinus<\/em> <em>petriolii<\/em> Poggi e Magrini, appartenente ad una specie esclusiva, descritta nel 2015. In queste due grotte, distanti poche decine di metri l\u2019una dall\u2019altra e probabilmente comunicanti, questa specie convive con altri interessanti coleotteri ipogei. Oltre al gi\u00e0 citato <em>D. nardii<\/em>, si ricordano il carabide trechino <em>Anillus petriolii<\/em> Magrini e lo stafilinide pederino <em>Scotonomus petriolii<\/em> Bordoni e Magrini, entrambi endemici. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4141\" width=\"331\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image.png 443w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-273x300.png 273w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-318x350.png 318w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/image-136x150.png 136w\" sizes=\"(max-width: 331px) 100vw, 331px\" \/><figcaption> <br><em>Tychobythinus petriolii<\/em>, holotypus: habitus in visione dorsale (da Poggi e Magrini, 2015. Annali del Museo civico di Storia naturale di Genova &#8220;G. Doria&#8221;, 107: 377-385.) <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<p>La\nricca e diversificata comunit\u00e0 biologica di queste particolarissime grotte \u2013\nallo stato attuale delle conoscenze costituita da oltre trenta specie, sia acquatiche,\ninclusa una interessante popolazione ipogea dell\u2019emittero <em>Nepa cinerea<\/em>\n(Linn\u00e9), sia terrestri, e di cui molte possono essere considerate eutroglofile o\ntroglobie &#8211;\npotrebbe\ndipendere, almeno in parte, dall\u2019alto valore di acido solfidrico delle loro\nacque (7 mg\/l), che ha permesso l\u2019insediamento di una cospicua comunit\u00e0\nbatterica (solfobatteri e metanobatteri), capace di sfruttare il substrato\nsulfureo per sintetizzare sostanze organiche, aumentando cos\u00ec la disponibilit\u00e0 trofica\ncomplessiva del sistema carsico del Monte Acquapuzza. <\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda i <strong>chirotteri<\/strong>, nelle grotte dei Monti Lepini si segnala la presenza di tre rinolofidi, <em>Rhinolophus ferrumequinum<\/em> (Schreber), <em>R. hipposideors<\/em> (Bechstein) e <em>R. euryale<\/em> Blasi, e di quattro vespertilionidi, <em>Myotis capaccinii <\/em>(Bonaparte), <em>M. myotis<\/em> (Borkhausen), <em>Miniopterus schreibersi<\/em> (Natterer in Khul) e <em>Plecotus auritus<\/em> (Linn\u00e9). Come tutti i pipistrelli della fauna italiana, si tratta di specie tutelate da leggi nazionali (legge n. 157\/1992) e da Direttive e Convenzioni Internazionali (Convenzione di Berna, Convenzione di Bonn, Bat Agreement, Direttiva Habitat).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per approfondire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Latella L., Rampini M,, 1994. Bathysciola Delayi, nuova specie di Leptodirino dei Monti Lepini (Coleoptera, Cholevidae). In: Fragmenta entomologica, 26 (1): 141-150 (opens in a new tab)\" href=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/B_delayi.pdf\" target=\"_blank\">Latella L., Rampini M,, 1994. Bathysciola delayi<em>, nuova specie di Leptodirino dei Monti Lepini (Coleoptera, Cholevidae)<\/em>. Fragmenta entomologica, 26 (1): 141-150.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/236657867_La_fauna_cavernicola_dei_Monti_Lepini#fullTextFileContent\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Latella L., 1995. La fauna cavernicola dei Monti Lepini. Notiziario del Circolo Speleologico Romano (n.s.), 6-7: 77-119. (opens in a new tab)\">Latella L., 1995. <\/a><em><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/236657867_La_fauna_cavernicola_dei_Monti_Lepini#fullTextFileContent\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Latella L., 1995. La fauna cavernicola dei Monti Lepini. Notiziario del Circolo Speleologico Romano (n.s.), 6-7: 77-119. (opens in a new tab)\">La fauna cavernicola dei Monti Lepini<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/236657867_La_fauna_cavernicola_dei_Monti_Lepini#fullTextFileContent\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Latella L., 1995. La fauna cavernicola dei Monti Lepini. Notiziario del Circolo Speleologico Romano (n.s.), 6-7: 77-119. (opens in a new tab)\">. Notiziario del Circolo Speleologico Romano (n.s.), 6-7: 77-119.<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/Ut1\/Downloads\/Speleologia_41_Dic_1999OCRtrascinato%20(1).pdf\">Di Russo C., Latella L., Rampini M., 1999. <\/a><em><a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/Ut1\/Downloads\/Speleologia_41_Dic_1999OCRtrascinato%20(1).pdf\">La Grotta del Fiume Coperto e il suo significato biologico (Italia Centrale-Lazio)<\/a><\/em><a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/Ut1\/Downloads\/Speleologia_41_Dic_1999OCRtrascinato%20(1).pdf\">. Speleologia, 41: 57-60. <\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Latella L., Di Russo C., Rampini M., 2015. Le grotte dei Monti Lepini e la loro fauna. In: Corsetti L., Angelini C., Copiz R., Mattoccia M., Nardi G. eds., Biodiversit\u00e0 dei Monti Lepini. Edizioni Belvedere, Latina, 13-24.  (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/288808334_Le_grotte_dei_Monti_Lepini_Lazio_e_la_loro_fauna\" target=\"_blank\">Latella L., Di Russo C., Rampini M., 2015. <em>Le grotte dei Monti Lepini e la loro fauna<\/em>. In: Corsetti L., Angelini C., Copiz R., Mattoccia M., Nardi G. eds., Biodiversit\u00e0 dei Monti Lepini. Edizioni Belvedere, Latina, 13-24. <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime ricerche biospeleologiche sui Monti Lepini furono condotte negli anni Cinquanta del 900 da Marcello Cerruti (1908-1978) e Saverio Patrizi (1902-1957), iniziatori della biospeleologia nel Lazio, soci del Circolo Speleologico Romano. 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