{"id":3782,"date":"2021-01-22T15:24:51","date_gmt":"2021-01-22T14:24:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/?page_id=3782"},"modified":"2021-03-08T20:59:14","modified_gmt":"2021-03-08T19:59:14","slug":"la-fauna-cavernicola-del-matese","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/la-fauna-cavernicola-del-matese","title":{"rendered":"Fauna cavernicola del Matese"},"content":{"rendered":"\n<p>Le esplorazioni che il Circolo Speleologico Romano e\naltri speleologi hanno effettuato tra gli anni \u201860 e gli anni \u201880 del 900 nelle\ngrotte del massiccio del Matese (Campania e Molise), ha permesso di raccogliere\nuna quantit\u00e0 di conoscenze biospeleologiche di una certa importanza. <\/p>\n\n\n\n<p>Vale quindi la pena ricordare qui gli elementi pi\u00f9 significativi, considerato anche il notevole interesse dal punto di vista naturalistico generale che ha questo comprensorio montano, oggi sede di un parco regionale, il <strong>Parco Regionale del Matese<\/strong>, la cui biodiversit\u00e0 non \u00e8 ancora del tutto nota.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista biospeleologico sono state in tutto\nesplorate quattordici cavit\u00e0 di cui sette in Campania e sette in Molise. Ad\noggi, sono state segnalate circa 50 entit\u00e0 tassonomiche riferibili a diversi\ngruppi animali: molluschi gasteropodi (3 specie), crostacei isopodi (3) e\nanfipodi (1), aracnidi pseudoscorpioni (1), opilioni (1), ragni (4) e acari\n(1), diplopodi (5), chilopodi (1), insetti ortotteri (3), coleotteri (11),\ntricotteri (7) e lepidotteri (4), pesci (1), uccelli (1) e mammiferi (5). Tra\nle specie rinvenute si ricordano qui di seguito alcune tra le pi\u00f9 significative,\ntroglofile e troglobie.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziando dai <strong>crostacei<\/strong>, si segnalano l\u2019isopode triconiscide <em>Trichoniscus matulici<\/em> Verhoeff, elemento troglofilo a distribuzione transadriatica, e l\u2019anfipode nifargide <em>Niphargus longicaudatus<\/em> (A. Costa), specie troglobia, presente nelle acque sotterranee dei sistemi carsici dell\u2019Appennino centro-meridionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli <strong>aracnidi <\/strong>si possono enumerare lo pseudoscorpione neobiiside <em>Neobisium<\/em> cfr. <em>samniticum<\/em> Mahnert, troglobio, endemico della Grotta del Lete, l\u2019opilione ischiropsalide <em>Ischyropsalis adamii<\/em> Canestrini, specie eutroglofila, presente soprattutto in grotte fredde, distribuito in tutta l\u2019Italia peninsulare e in Sardegna, i ragni tetragnatidi <em>Meta menardi<\/em> (Latreille) e <em>Metellina merianae<\/em> (Scopoli), entrambi a distribuzione paleartica occidentale ed eutroglofili, il nesticide<em> Kryptonesticus &nbsp;eremita <\/em>(Simon), a distribuzione pi\u00f9 ristretta, nord-mediterranea, eutroglofilo, tutti frequenti nelle grotte appenniniche, e lo zoropside <em>Zoropsis spinimana<\/em> (Dufour), ragno a distribuzione mediterranea, troglofilo.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>diplopodi <\/strong>sono rappresentati dal cordeumatide craspedosomatide <em>Atractosoma divaricatum<\/em>, esclusivo delle grotte dell\u2019area dove sono presenti due sottospecie, <em>A. d. divaricatum<\/em> Strasser, nella Grotta del Fumo, sulle pendici del Monte Miletto, e <em>A. d. lethes<\/em> Strasser, nella Grotta del Lete.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo agli insetti, tra gli <strong>ortotteri <\/strong>troviamo il rafidoforide <em>Dolichopoda geniculata<\/em> (O.G. Costa), elemento eutroglofilo esclusivo dell\u2019Italia centro-meridionale, localmente molto diffuso, il grillide <em>Gryllomorpha dalmatina<\/em> (Ocskay), specie mediterranea, ecologicamente molto tollerante, che ha colonizzato l\u2019Italia appenninica e insulare. Si tratta di un elemento considerato eutroglofilo, anche se l\u2019attribuzione a questa categoria ecologica va fatta con riserva poich\u00e9 la specie \u00e8 frequente anche all\u2019esterno. Entrambe le specie sono caratteristici elementi della fauna parietale. Una seconda specie di grillide \u00e8 rappresentata da <em>Petaloptila andreinii<\/em> Capra, elemento diffuso in Corsica e in Italia, dal Piemonte sud-occidentale alla Basilicata, eutroglofilo. In questo caso va segnalato che si tratta di una delle poche specie di invertebrati considerata a rischio di estinzione (LC, Least Concern, a minor preoccupazione) dall\u2019International Union for Conservation of Nature. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra i <strong>coleotteri<\/strong>, relativamente recente \u00e8 la descrizione del carabide trechino <em>Duvalius carchinii<\/em> Vigna Taglianti, Magrini e Vanni. Si tratta di una specie troglobia del gruppo <em>franchettii<\/em>, esclusiva della Grotta del Lete, pubblicata nel 1993. Alla stessa famiglia \u00e8 da ascrivere <em>Laemostenus latialis<\/em> Leoni, elemento esclusivo dell\u2019Appennino centrale e settentrionale, eutroglofilo, con popolazioni ad abitudini cavernicole ed altre apparentemente legate alle formazioni forestali.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-medium is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/image-171x300.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4243\" width=\"376\" height=\"657\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/image-171x300.png 171w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/image-85x150.png 85w\" sizes=\"(max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><figcaption><em>Duvalius carchinii, <\/em>Holotypus, habitus<br>(da Vigna Taglianti et al., 1993, Fragmenta entomologica, 24: 147-157).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per completare il quadro di questo ricchissimo ordine di insetti, si cita il <strong>curculionide <\/strong><em>Otiorhynchus &nbsp;monteleonii<\/em> (Osella e Abbazzi), dedicato al nostro socio Maurizio Monteleone, che per primo lo ha raccolto insieme a Stefano Gambari. Si tratta di un elemento endemico dell\u2019area, descritto a met\u00e0 degli anni 80 del 900, rinvenuto nel sistema di Campo Braca. Si tratta di una forma specializzata alla vita sotterranea, penetrata nella cavit\u00e0 probabilmente attraverso le radici profonde della vegetazione arborea soprastante. <em>O. monteleonii<\/em> potrebbe essere filogeneticamente correlato a <em>O. samniticus<\/em> (Osella), specie epigea, nota solo del Monte Gallinola, anch\u2019essa endemica del massiccio del Matese.<\/p>\n\n\n\n<p>Numerose sono le specie di <strong>tricotteri<\/strong>, insetti le cui forme giovanili si sviluppano nelle acque dolci i cui adulti si rifugiano spesso in grotta per svernare, appoggiandosi alle pareti del tratto iniziale. Nelle grotte del Matese sono state segnalate numerose specie tra cui i limnefilidi subtroglofili <em>Micropterna fissa<\/em> McLachlan\u00b8 a gravitazione mediterranea occidentale, <em>Stenophylax mitis<\/em> McLachlan, diffuso nell\u2019Europa centro-meridionale, <em>S. mucronatus <\/em>McLachlan, anch\u2019esso a distribuzione europea centro-meridionale estesa all\u2019area mediterranea, e <em>S. permistus<\/em> McLachlan, ad ampia distribuzione paleartica.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>lepidotteri <\/strong>sono rappresentati da falene i cui adulti sfruttano anch\u2019essi gli ambienti sotterranei per svernare e rappresentano elementi caratteristici della fauna parietale. Tra questi ricordiamo gli erebidi <em>Apopestes spectrum<\/em> (Esper) e <em>Scoliopteryx libatrix<\/em> (Linnaeus). Entrambe subtroglofile, la prima \u00e8 una specie asiatico-mediterranea, presente in tutta Italia anche se meno frequente al Nord, l\u2019altra ha invece distribuzione euroasiatica. Risulta poi presente il geometride <em>Triphosa dubitata<\/em> (Linnaeus), anch\u2019essa eutroglofila, a distribuzione euroasiatica.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-medium is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-300x225.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3542\" width=\"523\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-467x350.jpg 467w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.circolospeleologicoromano.it\/csr\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Triphosa-dubitata-918La-VS-3-rid.jpg 1632w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><figcaption><em>Triphosa dubitata<\/em> (Foto V. Sbordoni).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra i <strong>vertebrati <\/strong>si ricordano due chirotteri rinolofidi <em>Rhinolophus ferrumequinum<\/em> (Schreber) e <em>R. hipposideors<\/em> (Bechstein), e due vespertilionidi <em>Myotis capaccinii <\/em>(Bonaparte) e <em>M. myotis<\/em> (Borkhausen). Come tutti i pipistrelli della fauna italiana, si tratta di specie tutelate da leggi nazionali (legge n. 157\/1992) e da Direttive e Convenzioni Internazionali (Convenzione di Berna, Convenzione di Bonn, Bat Agreement, Direttiva Habitat).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo complesso, il popolamento cavernicolo del\nMatese non sembra discostarsi molto da quello delle altre aree carsiche\ndell\u2019Appennino centrale. In dettaglio, sul versante molisano, esplorando alcune\ndelle grandi cavit\u00e0 (e.g., Pozzo della Neve, Abisso Cul di Bove, risorgenza di\nCapo Quirino), si ha l\u2019impressione che la comunit\u00e0 cavernicola sia poco\ndiversificata. I rari incontri con organismi viventi oltre la zona a\ntemperatura variabile sono infatti generalmente rappresentati dai diplopodi del\ngenere <em>Atractosoma<\/em>, dall\u2019opilione <em>Ischyropsalis adamii<\/em> e da qualche\ntricottero.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto, nelle zone profonde, risultano assenti quegli\nelementi che di solito sono invece presenti nelle grotte di altre aree\nappenniniche, come gli isopodi triconiscidi, gli pseudoscorpioni, i carabidi\ndel genere <em>Duvalius<\/em> o i ragni del genere <em>Leptyphantes<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa comunit\u00e0 troglofila parietale della zona di\npenombra appare, in quest\u2019area, decisamente pi\u00f9 povera rispetto alla media\ndelle grotte appenniniche. Mentre in questo caso non \u00e8 possibile escludere l\u2019effetto\nlocale della morfologia degli ingressi, o la scarsa attenzione dei\nraccoglitori, la bassa diversit\u00e0 della fauna eutroglofila e troglobia non \u00e8 di\nfacile interpretazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista le grotte del Matese molisano\nmostrano quindi una fisionomia analoga a quella delle grotte abruzzesi,\nipoteticamente attribuita in passato alla presenza di significativi depositi di\nidrocarburi nei calcari di quella regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella zona di Letino, nel settore campano del\nmassiccio, la situazione sembra invece diversa in quanto, almeno in una cavit\u00e0\noggetto di indagini approfondite, la Grotta del Lete, ha rivelato la presenza\ndi elementi troglobi esclusivi come <em>Duvalius carchinii<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per approfondire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sbordoni V., Lucarelli M., 1988. <em>Note preliminari\nsulla fauna cavernicola del Matese<\/em>. Notiziario del Circolo Speleologico\nRomano, Nuova serie, 3: 91-109.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le esplorazioni che il Circolo Speleologico Romano e altri speleologi hanno effettuato tra gli anni \u201860 e gli anni \u201880 del 900 nelle grotte del massiccio del Matese (Campania e Molise), ha permesso di raccogliere una quantit\u00e0 di conoscenze biospeleologiche di una certa importanza. 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