Un nuovo libro: “La Grotta dei serpenti tra medicina e folclore”

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Nel Dizionario dei luoghi comuni, Gustave Flaubert annotava che «le caverne sono sempre piene di serpenti» e i serpenti «sono tutti velenosi»! A Roma, nel Seicento, si diffondono notizie di guarigioni dovute a sospette pratiche terapeutiche che si svolgevano in una cavità termale presso Sasso (Cerveteri). Bisce buone risanano i malati, escono dai cunicoli e leccano il sudore, asciugando la pelle dei malati. Accorrono il libertino Bourdelot, l’enciclopedico Kircher, il chirurgo Bartholin a visitare la grotta: «similmente alla rugiada o al vapore del miele gli umori insani restaura, e risolve la podagra nodosa per la quale i medici sciupano il ranno e il sapone». Inizia una lunga tradizione a stampa che giustifica il fenomeno e si richiama all’incubatio dell’Isola Tiberina, all’uso dell’oppio, al re dei serpenti, registrando l’invidia dei medici locali, che bruciano il sottobosco per eliminare le bisce. Più tardi prevale lo scetticismo e la tradizione popolare è ridicolizzata. Riferimenti colti si innestano su un vasto tessuto di credenze folcloriche relative alle virtù del serpente e della grotta: il mondo sotterraneo è da sempre popolato di ianare, di draghi, di creature fantastiche, di tesori nascosti…

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Indice

INTRODUZIONE.
CAPITOLO 1 Il Monte delle fate, le grotte e i serpenti: Il territorio e le cavità naturali; Questioni aperte e tradizione dei testi.
CAPITOLO 2 Il Seicento: Antro colmo d’orror languendo meco, 1621; De Spelunca et serpentibus Caeretanis, 1634-36; Il resoconto della visita di un giovane medico; La grotta dei serpenti, le malattie e la cura; Proprietà delle acque e circolazione sotterranea; Bisce buone e santi patroni. Sant’Egidio; San Domenico e il controllo dei serpenti; Una ‘velenosa’ controversia; Il sopralluogo di A. Kircher, 1640; T. Bartholin, “prendono alcuni oppio”, 1644; Il serpente regolo; Le mute nel Musaeum Wormianum, 1655; Formule magiche e ciarauli; La visita di J. Finch, 1663; Un caso di guarigione più tardo, 1692; Gli itinera di Bernardino da Arezzo, 1698.
CAPITOLO 3 Il Settecento: La Teologia fisica di W. Derham, 1713; La grotta meravigliosa di J.B. Labat, 1731; “Potrebbero esser false le notizie de i Serpi”, F. Eschinardi, 1750; La Ciclopedia di G.M. Secondo, 1751; Il commento di un geografo e di un medico.
CAPITOLO 4 L’Ottocento: Le Memorie di N.M. Nicolai, 1803; Un archeologo e un professore di ‘regioni serpentifere’, 1823; Una favola cui non credono nemmeno “i più idioti del popolo”, 1833; I Diporti e riposi villerecci di A. Belli, 1851; Ostinate paganie o astuzie contadine? 1851; L’incubatio e l’Isola Tiberina; Schemi di interpretazione mitologici e folclorici; Nel taccuino di un naturalista, 1852; La favoletta dei serpenti: A. Zuccagni-Orlandini, 1861; Un seguace di Labat, 1865; Un’illustrazione delle acque minerali e altre guide; Chioccia dalle uova d’oro e leggende plutoniche.
CAPITOLO 5 Il Novecento: Visite geologiche, 1948; La clinica d’eccezione di O. Morra, 1950; Le osservazioni biospeleologiche di S. Patrizi, 1954; Testimonianze contemporanee; Un’interpretazione strutturale.
CONCLUSIONE
APPENDICE; RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI; CREDITI FOTOGRAFICI

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